La dermatologia geriatrica occupa un posto crescente nella nostra pratica quotidiana, conseguenza diretta dell’allungamento dell’aspettativa di vita del cane e del gatto. Questa longevità si accompagna a dermatosi che rivelano spesso una patologia sistemica sottostante, il cui riconoscimento precoce condiziona la prognosi. All’ultimo congresso ESVD, la collega Ana Oliveira, che esercita a Lisbona, ne ha presentato le principali.
La cute del cane e del gatto anziani non è più un semplice organo di rivestimento: diventa la finestra attraverso cui si manifesta una patologia viscerale insospettata. Dato questo legame, la gestione del paziente geriatrico non si limita al trattamento sintomatico della lesione cutanea osservata. Richiede un approccio diagnostico e terapeutico globale, attento alle comorbilità frequenti a questa età, come l’insufficienza renale cronica, la cardiopatia degenerativa o un’endocrinopatia. La senescenza tegumentaria, infatti, non si riduce mai a un’alterazione estetica: si accompagna, in una proporzione notevole di pazienti, a patologie sistemiche e cutanee la cui diversità rende delicata la diagnosi differenziale.
Va ricordato che l’invecchiamento cutaneo fisiologico comporta, indipendentemente da qualsiasi patologia, un assottigliamento progressivo dell’epidermide, una diminuzione della vascolarizzazione dermica e una riduzione della funzione barriera. Queste modificazioni non sono patologiche in sé, ma indeboliscono il tegumento e lo rendono più vulnerabile all’espressione di dermatosi sottostanti che, in un animale più giovane, sarebbero rimaste silenti.
1 Il linfoma cutaneo epiteliotropo
1.1 Una correlazione epidemiologica che interroga
Ana Oliveira porta l’esempio di un cane atopico di una decina d’anni, il cui prurito era fino ad allora ben controllato dal protocollo abituale, che vede peggiorare il proprio stato cutaneo: compare dapprima una desquamazione moderata, seguita da una recrudescenza del prurito, poi il prurito diventa refrattario ai trattamenti abitualmente efficaci. In questo contesto geriatrico, il sospetto di un linfoma cutaneo epiteliotropo si impone come prima diagnosi differenziale, ancor prima di considerare una semplice perdita di controllo terapeutico della dermatite atopica.
Gli studi epidemiologici suggeriscono infatti che i cani atopici presentano un rischio aumentato di sviluppare questa neoplasia cutanea.
Questa dinamica non è propria della medicina veterinaria. In medicina umana, anche la dermatite atopica persistente predisporrebbe alla comparsa tardiva di un linfoma epiteliotropo, il che rafforza la plausibilità biologica dell’associazione osservata nel cane. Questo parallelo apre la strada a lavori traslazionali: il cane atopico anziano potrebbe costituire un modello spontaneo utile allo studio dei meccanismi di trasformazione linfomatosa descritti anche nell’uomo.
1.2 Ipotesi fisiopatologiche: dall’infiammazione cronica alla clonalità linfocitaria
Il meccanismo esatto di questa trasformazione neoplastica resta incerto, e la comunità scientifica non dispone di certezze al riguardo. L’ipotesi più accreditata riguarda la cronicità dell’infiammazione atopica: la stimolazione antigenica ininterrotta, mantenuta dagli aeroallergeni e dalle disbiosi ricorrenti del microbiota cutaneo, potrebbe indurre un’iperproliferazione clonale dei linfociti T, attivati in permanenza all’interno di un microambiente infiammatorio. Questa ipotesi non è tuttavia stata formalmente dimostrata.
Una seconda pista riguarda il possibile coinvolgimento iatrogeno delle molecole immunomodulanti impiegate a lungo termine nella dermatite atopica. Lo studio di riferimento su cui si basa questa correlazione includeva pazienti mai trattati al momento della diagnosi di linfoma, mentre altri animali ricevevano determinati trattamenti antiallergici quando è stata posta la diagnosi neoplastica. Questa coincidenza temporale non stabilisce alcun nesso di causalità, ma merita di essere tenuta presente, senza per questo mettere in discussione l’interesse dei trattamenti immunomodulanti, il cui beneficio sulla qualità di vita del paziente atopico resta reale. Il terreno atopico costituisce di per sé un fattore di rischio, indipendentemente dai trattamenti somministrati.
Una terza ipotesi, meno spesso evocata, riguarda le alterazioni croniche della barriera cutanea. Nel cane atopico, l’anomalia costituzionale della barriera epidermica, associata a una ridotta espressione di alcune proteine strutturali come le filaggrine, potrebbe favorire un’esposizione antigenica aumentata e persistente dei linfociti intraepidermici, creando così un terreno favorevole all’emergenza, su lunghi periodi, di un clone linfocitario aberrante. Questa ipotesi resta speculativa e dovrebbe essere confermata da studi longitudinali su larga scala.
1.3 Il quadro clinico polimorfo
La forma eritemato-squamosa ed esfoliativa
Di fronte a un paziente atopico in fase di perdita di controllo terapeutico, due segnali meritano un’attenzione particolare. Il primo è la comparsa di un’alopecia progressiva, sul tronco e sugli arti. Il secondo riguarda l’esame del planum nasale, spesso discriminante: questo mostra frequentemente una leucodermia progressiva, associata alla scomparsa della sua abituale architettura a ciottolato.

Leucodermia
Sul resto del tegumento, l’infiltrato linfocitario neoplastico provoca un’ipercheratosi ortocheratosica, che si traduce in squame larghe e aderenti associate a un’eritrodermia. Questo termine indica un eritema generalizzato di intensità francamente patologica, da distinguere da un eritema reattivo localizzato. Un primo caso illustrava questa triade: eritema diffuso, alopecia marcata e leuconichia. Quest’ultimo segno merita attenzione, perché una leuconichia non deve essere considerata una semplice variante geriatrica fisiologica, ma deve far sospettare un’infiltrazione linfomatosa degli annessi ungueali. Altre osservazioni ritrovano alterazioni analoghe del planum nasale, associate a una desquamazione profonda, vicina a una dermatite esfoliativa grave, a sua volta intrecciata con eritema e alopecia estesa del tronco.
In pratica, questi segni precoci vengono dapprima interpretati come un peggioramento della dermatite atopica preesistente, il che spiega spesso un ritardo diagnostico. La vigilanza deve quindi essere massima di fronte a qualsiasi cambiamento del fenotipo clinico in un cane atopico anziano, anche quando questo cambiamento sembra dapprima minore.
La progressione verso placche e noduli
In assenza di trattamento, l’evoluzione prosegue. In proporzione alla densità dell’infiltrato linfocitario all’interno dell’epidermide, il tegumento si rimodella e forma placche, indurite e nettamente demarcate dalla cute sana vicina. Queste placche precedono la comparsa di noduli, dapprima millimetrici, la cui espansione segue l’aggressività del clone neoplastico. La velocità di crescita varia da un individuo all’altro, in funzione di variabili come l’indice mitotico osservato all’istopatologia.
La distensione tissutale legata all’ipertrofia nodulare porta a un’ulcerazione dello strato corneo. Queste brecce epidermiche offrono allora un substrato favorevole alla colonizzazione batterica opportunistica. Un esame citologico sistematico degli essudati ulcerativi si impone quindi, per caratterizzare e quantificare l’eventuale componente settica secondaria, che orienta la gestione sintomatica. Il polimorfismo di questa neoplasia si esprime anche con masse isolate o multiple: si osserva così una formazione esofitica sull’arto pelvico, o una massa ulcerativa che altera il cuscinetto metacarpale.
Le forme mucose e mucocutanee
Se l’eritrodermia esfoliativa e lo stadio nodulo-ulcerativo rappresentano le forme più marcate della malattia, alcune presentazioni si limitano alle mucose orali o alle giunzioni mucocutanee. Questa distinzione topografica non è aneddotica: pesa sulla prognosi, come vedremo più avanti.
Il coinvolgimento orale si manifesta con focolai ulcerativi disseminati sulla mucosa orale, sempre bordati da un alone eritematoso che traduce l’infiltrazione linfocitaria locale. La variante mucocutanea del planum nasale si distingue per una depigmentazione precoce e una perdita del rilievo a ciottolato, seguite da ulcere atone, poco inclini alla cicatrizzazione spontanea. L’estensione raggiunge spesso il filtro e i margini labiali, che subiscono le stesse alterazioni. Questa forma può anche iniziare con una semplice depigmentazione bilaterale e simmetrica, complicata secondariamente da discrete erosioni labiali.
Proprio questa presentazione ha motivato la visita di un paziente ricevuto alcuni anni fa nel suo ambulatorio, indica la collega. L’esame clinico mostrava ulcerazioni crostose focali, limitate a due cuscinetti plantari, in un cane anziano per il resto asintomatico sul piano sistemico. Nelle regioni endemiche del bacino mediterraneo, una pododermatite ulcero-crostosa impone innanzitutto di escludere una leishmaniosi. Occorre tuttavia includere il linfoma cutaneo epiteliotropo nella diagnosi differenziale fin dalle prime fasi, pena il ritardo di una gestione la cui precocità condiziona la prognosi.
Questo caso ricorda la necessità di un approccio sistematico, non distorto dalle presunzioni regionali: se la prevalenza della leishmaniosi in alcune zone giustifica che essa venga evocata per prima, non deve portare a escludere prematuramente una diagnosi differenziale più rara, ma altrettanto grave.
1.4 L’approccio diagnostico: dalla citologia alla biologia molecolare
L’esame citologico si impone in prima intenzione di fronte a qualsiasi sospetto di linfoma cutaneo epiteliotropo. Evidenzia una proliferazione di linfociti di taglia intermedia o grande, caratterizzati da pleomorfismo e atipia nucleare suggestivi. La presenza di figure mitotiche aberranti e la morfologia detta «a specchio a mano», caratteristica dei linfociti T, rafforzano l’orientamento diagnostico già in questa fase.
La conferma si basa sull’esame istopatologico, eseguito su biopsie cutanee multiple prelevate in diverse sedi, per tenere conto dell’eterogeneità lesionale. L’istologia evidenzia l’epiteliotropismo dei linfociti neoplastici, che colonizzano l’epidermide in modo diffuso o in aggregati, i microascessi di Pautrier. Questa infiltrazione raggiunge anche gli annessi follicolari, il che spiega l’alopecia e la leuconichia osservate clinicamente. Il fenotipo T della neoplasia richiede una caratterizzazione immunoistochimica, che mostra una positività costante per il marcatore CD3 e, frequentemente nel cane, per il marcatore CD8, confermando la natura linfocitaria T citotossica della proliferazione.
La sintesi dei dati anamnestici, clinici, citologici e istopatologici permette, nella maggior parte dei casi, di stabilire la diagnosi. Negli stadi maculari più precoci, tuttavia, l’architettura istologica può mancare di specificità e rendere delicata l’interpretazione. In questi casi equivoci, l’analisi della clonalità linfocitaria mediante PCR, nota con l’acronimo PARR, fornisce un argomento discriminante: distingue una proliferazione neoplastica da un processo infiammatorio reattivo, oggettivando l’omogeneità del riarrangiamento dei recettori antigenici, firma di una popolazione monoclonale. Questo test richiede un campionamento tissutale o citologico di qualità; la quantità e la qualità del DNA estratto determinano l’affidabilità del risultato e condizionano il rischio di falsi negativi, frequente su tessuti fissati in formalina da molto tempo.
L’approccio diagnostico procede quindi per tappe: sospetto clinico basato sul contesto epidemiologico e sulla semeiologia, rapida conferma citologica, poi caratterizzazione istopatologica e immunoistochimica, completata se necessario dall’analisi molecolare della clonalità quando l’incertezza persiste. Questo ordine ottimizza sia la rapidità sia l’affidabilità della diagnosi, due parametri determinanti per il seguito della gestione.
1.5 Fattori prognostici
La sopravvivenza mediana osservata in assenza di trattamento va da alcuni mesi a due anni, con una variabilità importante modulata da diversi fattori clinici e istologici. Le forme limitate alle mucose orali o mucocutanee si accompagnano a una sopravvivenza superiore a quella dei coinvolgimenti tegumentari diffusi, il che giustifica una caratterizzazione topografica precisa fin dalla prima visita. Allo stesso modo, un basso indice mitotico traduce una crescita tumorale indolente e annuncia una prognosi più favorevole.
1.6 Opzioni terapeutiche attuali
L’arsenale terapeutico convenzionale si basa principalmente su una monochemioterapia sequenziale con lomustina, somministrata a intervalli di tre settimane. Il margine terapeutico ristretto di questo composto impone un monitoraggio ematobiochimico rigoroso, eseguito al decimo giorno dopo la somministrazione, per individuare un’epatotossicità, una neutropenia o una trombocitopenia iatrogene, la cui comparsa può compromettere la prosecuzione del protocollo. Una remissione completa si ottiene in circa il trenta per cento dei casi, senza che la sua durata possa essere prevista al momento dell’inizio del trattamento. La lomustina prolunga comunque la sopravvivenza rispetto a una gestione esclusivamente palliativa, il che merita di essere spiegato ai proprietari.
La rabacfosadina offre attualmente un’alternativa interessante. I dati preliminari mostrano una riduzione dei punteggi clinici di eritema e alopecia con questo trattamento. L’assenza di riduzione del volume tumorale a livello delle masse ulcerate invita tuttavia a proseguire le indagini prima di generalizzarne l’uso a tutte le presentazioni della malattia.
Qualunque sia il protocollo antitumorale scelto, la gestione del prurito resta una sfida costante, perché altera il benessere quotidiano dell’animale. Associa una modulazione antipruriginosa rigorosa e, quando complicazioni infettive secondarie complicano il quadro, una terapia antibiotica mirata. Le cure locali di igiene cutanea, l’impiego di antisettici delicati e il ricorso a emollienti adatti limitano il disagio legato alle lesioni essudative e ulcerate, facilitando al tempo stesso il monitoraggio della loro evoluzione.
2 La dermatite necrolitica superficiale
Il linfoma epiteliotropo non è l’unica dermatosi geriatrica canina. Anche la dermatite necrolitica superficiale è relativamente frequente e colpisce soprattutto cani vicini ai dieci anni. Offre l’esempio di una disfunzione sistemica in cui le alterazioni epatiche precedono silenziosamente, talvolta di diversi mesi, la comparsa delle lesioni cutanee.
2.1 Presentazione clinica podale e facciale
L’ipercheratosi dei cuscinetti provoca spesso fissurazioni e ne costituisce spesso la prima manifestazione. Provoca un marcato disagio podale e una zoppia, spesso motivo della prima visita. Il coinvolgimento interessa tipicamente più piedi, colpendo tutti i cuscinetti, gli spazi interdigitali e le dita, e si accompagna a eritema, essudati crostosi ed erosioni del planum nasale, delle giunzioni mucocutanee e delle prominenze ossee. La comparsa di callosità ipercheratosiche ai gomiti costituisce un segnale d’allarme epatico, che impone senza indugio un profilo biochimico completo e un’ecografia addominale.
Nelle forme avanzate, il disagio podale è talvolta tale che l’animale è restio a camminare, il che può dapprima far pensare a una patologia ortopedica isolata, soprattutto nel cane anziano in cui l’artrosi è frequente. Questa possibile confusione giustifica un esame podale sistematico e minuzioso in ogni paziente geriatrico con una zoppia a insorgenza progressiva, qualunque sia l’ipotesi ortopedica iniziale.

Dermatite necrolitica superficiale con coinvolgimento testicolare
2.2 L’origine metabolica epatica e pancreatica
Il substrato metabolico di questa affezione risiede in un’epatopatia fibrosante, che induce una profonda ipoaminoacidemia catabolica. Questa si trova spesso intrecciata con un diabete mellito concomitante o, in alcune presentazioni, con un glucagonoma secernente, tumore pancreatico endocrino la cui secrezione aggrava il catabolismo proteico già compromesso dall’insufficienza epatica. Questa duplice origine, epatica e pancreatica, spiega la variabilità delle presentazioni cliniche e giustifica un’esplorazione sistemica completa fin dal momento del sospetto.
2.3 Diagnosi combinata istologica ed ecografica
La diagnosi di dermatite necrolitica superficiale si basa su due esami complementari. Da un lato, l’istopatologia cutanea mostra un aspetto ormai ben noto, detto immagine della «bandiera francese», in riferimento alla stratificazione tricolore dell’epidermide lesa: ipercheratosi superficiale, edema intercellulare intermedio e strato basale iperplastico. Dall’altro, l’ecografia addominale rivela un parenchima epatico displastico, il cui aspetto a nido d’ape traduce la presenza di noduli epatocitari rigenerativi circondati da bande di fibrosi e di tessuto adiposo.
2.4 Gestione palliativa
La gestione terapeutica resta limitata. Si riduce a una compensazione palliativa del bilancio azotato, mediante infusioni di aminoacidi e una dieta iperproteica adeguata. La prognosi resta sfavorevole, perché la funzione epatica sottostante è, nella maggior parte dei casi, irreversibilmente compromessa al momento della diagnosi cutanea. Questa realtà deve essere chiaramente esposta ai proprietari, per orientare la gestione verso il comfort piuttosto che verso una guarigione illusoria.
3 Le sindromi cutanee paraneoplastiche del gatto anziano
La geriatria felina comprende sindromi paraneoplastiche rare, ma queste manifestazioni cutanee devono essere riconosciute rapidamente, perché precedono spesso di poco la scoperta di una neoplasia viscerale già avanzata.
3.1 L’alopecia paraneoplastica felina
L’alopecia paraneoplastica felina è eccezionale, ma la sua semeiologia è ricca. È caratterizzata da un’alopecia simmetrica a insorgenza improvvisa, che colpisce soprattutto la regione ventrale dell’addome e la faccia mediale degli arti, e rivela un tegumento atrofico, traslucido e lucido. Questa alopecia non è pruriginosa, il che la distingue subito dalle dermatosi feline allergiche o parassitarie, come la dermatite allergica al morso delle pulci o la dermatofitosi, da escludere con gli esami appropriati prima di accettare questa diagnosi. Costituisce un marcatore di un carcinoma pancreatico o biliare metastatico sottostante, di cui precede o accompagna l’espressione sistemica.
L’ecografia addominale si impone fin dal sospetto clinico, per oggettivare la neoplasia primitiva responsabile. L’esito resta purtroppo fatale, poiché l’eruzione cutanea coincide, nella quasi totalità delle osservazioni, con una fase di disseminazione metastatica già irreversibile. Anche qui si impone una comunicazione trasparente con il proprietario sul carattere palliativo di qualsiasi gestione.

Alopecia paraneoplastica pancreatica felina
3.2 La dermatite esfoliativa associata al timoma
La dermatite esfoliativa associata al timoma offre un quadro più incoraggiante. Questa dermatosi paraneoplastica si manifesta con una desquamazione profusa, senza prurito, che inizia alla testa prima di estendersi al resto del mantello, e si accompagna spesso a un’alopecia generalizzata. La radiografia toracica evidenzia un processo espansivo del mediastino craniale, e l’istopatologia cutanea mostra una dermatite d’interfaccia paucicellulare suggestiva.
A differenza delle sindromi precedenti, la timectomia chirurgica è qui curativa, e la resezione della massa timica si accompagna, nella maggior parte dei casi riportati, a un completo ripristino dell’architettura cutanea. La prognosi dipende dalla resecabilità della massa e dalla sua benignità istologica, con buone prospettive di guarigione quando il timoma non è invasivo. Questa entità merita di essere evocata di fronte a qualsiasi desquamazione generalizzata non pruriginosa nel gatto anziano, tanto la sua prognosi differisce da quella delle altre sindromi paraneoplastiche feline.
3.3 La sindrome «polmone-dito» felina, un coinvolgimento metastatico da non misconoscere
Un’ultima sindrome merita di essere segnalata: la sindrome «polmone-dito». Questa manifestazione metastatica di un carcinoma polmonare primitivo si presenta talvolta dapprima sotto forma di una tumefazione digitale, di un’ulcerazione o di una zoppia isolata, prima della comparsa dei segni respiratori. Questa presentazione ingannevole, che orienta dapprima verso una patologia ortopedica o traumatica benigna, deve far evocare, nel gatto anziano, una disseminazione metastatica di origine polmonare e condurre a una diagnostica per immagini del torace prima di qualsiasi decisione terapeutica locale sulla lesione digitale.
Questa sindrome illustra un principio cardine della dermatologia geriatrica felina: qualsiasi lesione digitale isolata in un gatto anziano, in assenza di trauma identificato, deve portare a escludere un’origine neoplastica metastatica prima di essere trattata come un’affezione locale benigna. La biopsia della lesione digitale, associata a una diagnostica per immagini del torace, orienta il più delle volte rapidamente verso la diagnosi ed evita interventi chirurgici locali inutili, se non deleteri, in un paziente la cui prognosi globale è già compromessa dalla disseminazione polmonare.
4 Verso una vigilanza dermatologica nel paziente anziano
Al termine di questo percorso tra le principali dermatosi geriatriche del cane e del gatto, una constatazione si impone: la cute del paziente anziano non è un semplice organo periferico, ma un organo sentinella, capace di rivelare precocemente una patologia sistemica o neoplastica la cui prognosi dipende dalla rapidità della diagnosi. Il cane atopico che invecchia merita per questo un monitoraggio dermatologico rafforzato, poiché il passaggio da un prurito a lungo stabilizzato a una sintomatologia refrattaria deve far evocare un linfoma cutaneo epiteliotropo sottostante. Allo stesso modo, un’ipercheratosi podale nel cane anziano, o un’alopecia ventrale non pruriginosa nel gatto anziano, deve condurre a un’esplorazione sistemica approfondita piuttosto che a una semplice gestione sintomatica locale.
Questa vigilanza si inserisce in un approccio geriatrico globale, in cui ogni segno cutaneo, anche discreto, può rivelare uno squilibrio sistemico. La gestione del paziente anziano non si accontenta di una lettura segmentata dell’organismo: richiede di integrare costantemente i dati dermatologici, biochimici, ecografici e talvolta molecolari, per proporre una diagnosi globale e una gestione adatta alle comorbilità e ai bisogni di comfort del paziente.
Le prospettive di ricerca restano numerose. Il chiarimento dei meccanismi molecolari che collegano l’infiammazione atopica cronica alla trasformazione linfomatosa ne costituisce probabilmente uno degli assi più promettenti, così come la valutazione prospettica dell’efficacia a lungo termine della rabacfosadina sulle forme tumorali nodulo-ulcerative del linfoma epiteliotropo, oggi meno ben controllate delle forme eritrodermiche diffuse. La caratterizzazione molecolare con il test PARR meriterebbe di essere maggiormente standardizzata, per ridurre il tasso di falsi negativi legato alla qualità del campionamento. Infine, una migliore comprensione dei fattori scatenanti e dei meccanismi propri delle sindromi paraneoplastiche feline, ancora poco conosciuti a causa della loro rarità, permetterebbe probabilmente di migliorarne il riconoscimento precoce, condizione per un miglioramento della prognosi, in particolare per l’alopecia paraneoplastica il cui esito resta quasi sempre fatale.
Riferimento
Oliveira A. Geriatric dermatology: uncovering skin disorders in senior patients. 35th European Veterinary Dermatology Congress. Practical Programme. 2025 Sep 11-13;Bilbao, Spain:24.